PIÙ CANNABIS E MENO ALCOL PER LA GENERAZIONE Z

Published On: 26/12/20253,4 min read

Ma più che la quantità di  cannabis consumata, è piuttosto rilevante come la gen z la consumi, rispetto a cosa e che cambiamento nasconda ciò

La Generazione Z sta riscrivendo il rapporto con le sostanze e questa evidenza, più che indicarci un nuovo tipo di consumatore, fa intravedere un cambiamento culturale e sociale più profondo di quel che sembri. È infatti la prima generazione in cui la cannabis supera culturalmente l’alcol come sostanza preferita, pur non essendo quella con il consumo più alto in termini storici, integrandola in modo nuovo, più normalizzato e meno legato all’eccesso. I dati mostrano infatti una tendenza sempre più chiara: i giovani bevono meno alcol rispetto alle generazioni precedenti e, in una quota significativa, dichiarano di preferire la cannabis all’alcol. Un’indagine del Brightfield Group mostra che oltre il 60% dei consumatori Gen Z dichiara di usare cannabis più dell’alcol, mentre quasi un quinto afferma di bere raramente o per nulla. Altri studi di mercato su giovani tra i 18 e i 24 anni indicano percentuali simili di preferenza per la cannabis rispetto alle bevande alcoliche.

Non si tratta però di un semplice cambio di abitudini, ma di una trasformazione culturale profonda, che mostra come l’alcol stia perdendo centralità come rito sociale. Questo perché, per le nuove generazioni, stanno forse perdendo terreno i valori che esso incarna e gli effetti che provoca: perdita di controllo, ubriachezza, eccesso, malessere fisico, postumi spiacevoli. La cannabis invece, offre solitamente un’esperienza molto diversa, più gestibile e controllabile, meno autodistruttiva e più consapevole.Parallelamente, il consumo di alcol tra i giovani è in calo in molti Paesi occidentali. Studi longitudinali e ricerche di mercato mostrano una riduzione della frequenza e dell’intensità del bere, con meno binge drinking e una minore centralità dell’ubriachezza come rituale sociale . La cannabis viene spesso percepita come più compatibile con uno stile di vita attento al benessere mentale e al controllo degli effetti, indipendentemente dal giudizio sul consumo in sé.

Anche l’Italia rientra pienamente in questo scenario. Secondo l’European Drug Report, il nostro Paese risulta tra quelli con il più alto consumo di cannabis in Europa nella fascia 15-34 anni, che include gran parte della Generazione Z, con una prevalenza superiore alla media UE. Un dato che contrasta con l’idea di un consumo marginale e che evidenzia come la diffusione avvenga nonostante un impianto normativo ed ideologico fortemente proibizionista.

Proprio sul proibizionismo la letteratura scientifica è sempre più critica, supportata dalla realtà contingente. Le grandi revisioni degli studi sulla cosiddetta “gateway theory” mostrano che non esiste una prova causale solida secondo cui l’uso di cannabis porti automaticamente al consumo di droghe più pesanti. Le correlazioni osservate sono spiegate più efficacemente da fattori sociali, psicologici e ambientali che aumentano la probabilità di esporsi, e quindi sperimentare più sostanze, come descritto da diversi studi. In questo contesto, la legalizzazione regolamentata della cannabis diventa dunque una risposta pragmatica, più che ideologica, alla situazione. Le esperienze internazionali mostrano che la regolazione consente maggiore controllo sulla qualità, riduce il peso del mercato illegale e facilita politiche di prevenzione e informazione più credibili. Non incentiverebbe tanto il consumo, ma permetterebbe di riconoscere una realtà già esistente e governarla in modo più efficace, con maggiore sicurezza sulle origini, sulla filiera, e sui prodotti finali.

Il cambiamento portato dalla Generazione Z non riguarda solo cosa si consuma, ma come e perché. Meno eccesso, più consapevolezza, maggiore attenzione all’equilibrio personale e alla salute mentale e fisica emergono come elementi ricorrenti nelle ricerche sociologiche. Ignorare questa trasformazione significa restare ancorati a modelli culturali e normativi che non descrivono più la realtà. Soltanto comprendendola, invece, si può fare il primo passo per costruire politiche pubbliche più coerenti e funzionali.

Articolista:

Alessio Bastai

Presidente e Vicedirettore

Fonte immagini: Focus, SICAM, VICE

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