63ª EDIZIONE DI ENTOMODENA: RACCOGLIERE DATI E RACCONTARE STORIE (Modena)
Alla 63ª edizione di EntoModena, appena conclusa, Néa Quotidiano ha avuto il piacere di partecipare non solo come osservatore, ma come parte attiva di un contesto che da anni rappresenta uno degli appuntamenti più importanti d’Europa per chi si occupa di entomologia, malacologia e, più in generale, dello studio degli invertebrati, ma anche per chi si avvicina a questo mondo per passione, hobby o curiosità. Organizzata dal Gruppo Modenese Scienze Naturali, la manifestazione ha costruito nel tempo una reputazione solida come luogo di incontro tra ricerca scientifica, collezionismo e divulgazione, mantenendo una natura ibrida in cui convivono scambio di esemplari, approfondimento culturale e attività educative, con un’ampia partecipazione nazionale e internazionale.
L’edizione primaverile del 2026 ha confermato questa centralità: decine di espositori da diversi Paesi europei, centinaia di metri di tavoli espositivi e un flusso continuo di visitatori hanno restituito l’immagine di un evento vivo e stratificato. In mostra si potevano trovare insetti preparati per collezione scientifica, esemplari vivi — tra cui fasmidi, coleotteri e lepidotteri — insieme a conchiglie, pubblicazioni specialistiche e strumenti per la ricerca, oltre che mostre, laboratori, workshop e talk.


Ed è in questo contesto che l’11 aprile Néa Quotidiano ha partecipato, tramite Alessio Bastai, all’incontro “Raccogliere dati e raccontare storie: entomologia, memoria e vita cittadina”.
Accanto a noi sono intervenuti Lara Maistrello (UniMore), Niccolò Patelli (GMSN), Giacomo Vaccari (Consorzio fitosanitario provinciale di Modena), con la moderazione e gli interventi di Stefano Rimini (PianetaLab e EU Climate Pact Ambassadors) e Sabina Leonelli (TUM, PianetaLab e EU Climate Pact Ambassadors). Un insieme di voci diverse, tra ricerca accademica, enti territoriali, giornalismo e progettualità europea, che ha reso possibile un confronto tra approcci, contenuti e linguaggi.
L’incontro nasce infatti all’interno di una collaborazione più ampia che coinvolge Pianeta Lab, la Technical University of Munich e il Public Science Lab, l’EU Climate Pact, Néa Quotidiano, Open Science Studies, The Ethical Data Iniziative, UniMore e lo stesso Gruppo Modenese Scienze Naturali, con l’obiettivo di sviluppare pratiche di citizen science capaci di tenere insieme osservazione, partecipazione e narrazione.

È proprio su questo terreno che abbiamo portato il nostro contributo: il rapporto tra dati e narrazioni. Alessio Bastai si è concentrato sull’aprire una riflessione su come l’osservazione scientifica possa uscire dai suoi confini tradizionali e diventare esperienza condivisa, riconoscibile, viva.
Partendo da un immaginario comune, come le lucciole e le cicale, ha mostrato come la raccolta di dati possa intrecciarsi con la memoria personale e collettiva, ampliando il discorso sull’importanza di sapere raccontare storie, di come i dati circolano in base alle narrazioni usate, di come producono significato all’interno di una comunità e di come influiscono sulle decisioni collettive e personali.

La proposta divulgativa dell’edizione 2026, particolarmente curata, ha reso questo dialogo ancora più evidente. Tra conferenze, presentazioni e laboratori pensati anche per i più giovani e le famiglie, il tentativo comune è stato quello di ridurre la distanza tra comunità scientifica e pubblico, trasformando la curiosità in consapevolezza partecipata. In questo contesto, l’intervento si è inserito in continuità: se raccogliere dati è fondamentale, lo è altrettanto costruire le condizioni perché quei dati diventino comprensibili e rilevanti anche fuori da una comunità specialistica, facendosi cultura. Perché, come ribadito da Bastai, “I dati informano, ma le storie trasformano”


