Disobbedienza incivile e morale del motorino
Andrea Camilleri, in un’intervista del 2003 a l’Unità, individuò una delle piaghe più profonde della società italiana: «Questo continuo spostamento dei confini tra legalità e illegalità produce un disagio altissimo, che non è solo morale. Diventa un fatto di costume sociale. È quel che io chiamo la morale del motorino: con il motorino si può evitare la fila, passare col rosso, andare contromano. Insomma, si fa quel che si vuole, fregandosene delle regole, che diventano solo un fastidio».

Questa ‘morale del motorino’, apparentemente innocua, rappresenta una distorsione profonda del nostro senso civico. Ma cosa accade quando un simile atteggiamento si riflette nelle forme di protesta sociale?
Anche la disobbedienza civile vive sul confine tra legalità e illegalità: è la scelta consapevole di infrangere una legge ingiusta per affermare un principio morale superiore. Tuttavia, ciò che Camilleri descrive non è disobbedienza civile, ma disobbedienza incivile: un gesto egoistico, privo di ideali, come passare col rosso solo per arrivare prima allo stadio.
Quando questo atteggiamento si diffonde, le istituzioni reagiscono irrigidendosi, rendendo più difficile ogni forma di protesta, anche quella pacifica e legittima. Così cresce la sfiducia verso la disobbedienza civile, e il rischio è che la società smetta di considerarla un mezzo valido di lotta politica.
Se la disobbedienza civile viene confusa con l’anarchia quotidiana del ‘fare ciò che si vuole’, chi vorrà opporsi alle ingiustizie sarà costretto a scegliere tra l’arrendersi o il ricorrere alla violenza. È una deriva pericolosa, che svuota di senso la resistenza non violenta e compromette la possibilità di cambiamento pacifico.
Eppure, sembra proprio questo l’obiettivo indiretto e celato di molti decreti degli ultimi anni i quali, limitando la legittimità di forme innocue di protesta, portano inevitabilmente a un inasprimento della lotta e dello scontro politico.
Salvare la disobbedienza civile significa abbandonare la cultura dell’individualismo che domina la nostra epoca. Serve una formazione civica capace di distinguere tra il gesto egoistico e quello moralmente fondato, tra l’illegalità fine a sé stessa e la disobbedienza che nasce da un senso di giustizia.
Forse è un sogno irrealizzabile, ma a volte è bello poter sognare.
«Ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame».
– Fabrizio De André.


